Lo scavo di Damecuta iniziò nel 1937 da Amedeo Maiuri. Purtroppo lo stato dei ruderi attesta una deliberata opera di distruzione dovuta anche qui, come a Palazzo a Mare, alle fortificazioni e agli arroccamenti militari durante la restaurazione borbonica e la rioccupazione inglese. Da ciò che si è recuperato dai recenti scavi, la presenza di frammenti di colonne del più puro marmo greco, attestano che la villa era ricca di pavimenti in marmo, di stucchi, di decorazioni e di qualche pregevole opera d'arte.
Ben conservato è il quartiere del belvedere con un impianto simile alla loggia imperiale di Villa Jovis.
Il quartiere più singolare è quello sottostante la torre medievale. E' un'alcova (cubiculum) preceduta da un vestibolo e da un terrazzino di belvedere, sospeso sull'abisso. Il banco di cenere vesuviana, che si trovò sulle mura della loggia, prova che la villa fu danneggiata dall'eruzione del 79 d.C. Attualmente gli scavi sono immersi in una stupenda pineta adiacente ad un eliporto militare e ad un campo di calcio.
Si può raggiungere la villa attraverso la carrozzabile in 30 minuti o servirsi di un comodo taxi o del bus da V.le T. De Tommaso.

La Torre di Damecuta

Situata all'estremità ovest della villa imperiale, a 151 metri s.l.m. la Torre di Damecuta fu costruita al tempo delle invasioni dei corsari saraceni nel XII sec. e usata poi come fortino dagli inglesi durante la guerra contro i francesi, nel periodo borbonico e da questi in parte distrutta. Tra i reperti qui ritrovati ricordiamo: un'iscrizione sepolcrale in greco, colonne in marmo verde, una colonna di cipollino egizio con capitello e base e pavimenti in gran parte saccheggiati.